Cindy Sherman

“Benchè non abbia mai considerato le mie opere come espressione di un femminismo attivo né come una presa di posizione politica, esse si basano indubbiamente su quanto io come donna osservo in questa società.
Ed in parte sono una storia d’amore e di odio: il make-up e il glamour, infatti, mi affascinano, ma allo stesso tempo li detesto.
Ciò deriva dal desiderio di apparire belle e sexy come vere giovani donne, senza sentirsi subito prigioniere di questa struttura.”

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L’inverno della cultura

Jean Clair e L’inverno della cultura

 

 

 

L’INVERNO DELLA CULTURA
Jean Clair
Skira  2011

”Quando il sole della cultura è basso sull’orizzonte,
anche i nani proiettano lunghe ombre.”
Karl Kraus

Fine intellettuale, critico d’arte, accademico di Francia, Clair rappresenta da oltre vent’anni la più autorevole voce fuori dal coro nel mondo dell’arte contemporanea. Questo suo ultimo lavoro pubblicato nel 2011, pur non avendo il pregio della novità, ha inaspettatamente provocato un lungo strascico di reazioni e polemiche (oltre ad un altrettanto inaspettato successo editoriale ). Dal Grande ABO «Jean Clair non chiede più all’arte di essere domanda sul mondo, ma piuttosto una conferma del già dato e del già vissuto. La sua è una sfiducia nel futuro, vede l’arte come una minaccia» ad Angela Vattese (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-12-18/jean-clair-catastrofista-081811.shtml?uuid=Aac3kKVE)

Jan Fabre

attraverso le mie opere io cerco di creare nuove possibilità di sguardo sul mondo, di aprire nuovi universi, e di non essere svuotato dal mondo esterno, dal mondo contemporaneo. Ciò che ispira il mio lavoro è una fede costante nell’umanità, una perenne empatia nei confronti della vita.

 

 

 

Jan-Fabre-Il-cervello-dello-scienziato-courtesy-Magazzino-dArte-Moderna-Roma-480x720Il cervello dello scienziato

JF_2011_Negro-with-crows-dettaglio 2011 gusci di coleottero su legno cm 228 x174Negro with crows (dettaglio), 2011
gusci di coleottero su legno

Doris Salcedo

Il mio obbiettivo è onorare la storia degli scomparsi

Shibboleth

Turbine Hall (Tate Modern) Unilever Series ed. 2007
Una crepa attraversa per la lunghezza il pavimento della Turbine Hall.
Inizia come una leggera incrinatura che via via si dilata, come avviene durante un terremoto. “Shibboleth” è una parola ebraica, di difficile pronuncia per uno straniero. Il riferimento è ad un passo del Libro dei Giudici (Vecchio Testamento) , secondo il quale alla fine di una battaglia, i vincitori riuscivano ad individuare i nemici che volevano attraversare il Giordano, proprio perché non riuscivano a pronunciare correttamente quella parola e li decapitavano. Anche la lingua diventa frattura, limite invalicabile.

Plegaria Muda (preghiera muta)

particolare

l’installazione è composta da cento coppie di tavoli sovrapposti, da cui nascono sottili fili d’erba. Tra i tavoli una zolla di terra. La disposizione è labirintica, costringendo il visitatore a percorsi obbligati.
Doris Salcedo si è ispirata per questa installazione alle vittime delle stragi avvenute per mano dell’esercito in Colombia, suo paese natale; in particolare ad un episodio avvenuto nel 2003    in cui 1500 giovani vennero uccisi dai militari senza alcuna apparente ragione. In realtà, scrive la Salcedo: “era la  conseguenza di “un sistema di incentivi e di ricompense per l’esercito” promosso dal governo, se questi avesse provato di avere ucciso un gran numero di guerriglieri in combattimento. L’esercito cominciò quindi a pagare giovani provenienti da aree lontane e depresse del paese, offrendo loro un lavoro per poi trasportarli in luoghi dove venivano uccisi e classificati come ‘guerriglieri non identificati: morti in combattimento con arma da fuoco’. Ho accompagnato per diversi mesi un gruppo di madri che cercavano i loro figli scomparsi o che stavano provando a identificarli nelle tombe rivelate dagli assassini – prosegue la Salcedo -. Quindi mi unii a loro nel doloroso e arduo processo di elaborare il lutto e di impegnarsi nel vano tentativo di ottenere giustizia malgrado la barbarie commessa dallo stato”.