Christian Marclay

 

The Clock, un film lungo 24 ore

 di Massimiliano Gioni ( Wired 25 maggio 2011)

Girato da Christian Marclay, l’opera è un collage di spezzoni cinematografici in cui ogni scena riprende un orologio. Sarà proiettato alla Biennale di Venezia

In The Clock di Christian Marclay le immagini sono montate in maniera tale da scandire ogni minuto e ogni ora della giornata, a volte persino tenendo il conto dei secondi. Ma ciò che rende straordinaria quest’opera è che The Clock scorre in tempo reale: in qualsiasi minuto della giornata vi capiti di visitare la mostra, le ore sullo schermo corrisponderanno all’ora reale. Così, ad esempio, la scena in cui Woody Allen si sveglia alle 7 e 58 del mattino, avviene alle 7 e 58 di ogni giornata.

Dopo le presentazioni a Londra e a New York, ora The Clock approda alla Biennale di Venezia (dove ha vinto il leone d’oro nella rassegna “Illuminazioni”  ndr) e anche qui sono previste proiezioni speciali di 24 ore consecutive, in cui immergersi completamente in questa fuga alla ricerca del tempo perduto.
Se si incappa in The Clock senza sapere nulla dell’opera, di solito ci vuole qualche minuto per rendersi conto che spettatori e attori sullo schermo vivono nello stesso tempo e che ogni minuto e ogni secondo di realtà e finzione sono perfettamente sincronizzati. Non appena te ne accorgi è assai difficile trovare il coraggio di alzarti e andartene: The Clock è ipnotico come una vecchia pendola ma ha la velocità sincopata di un video musicale, con in più la suspense di un grande thriller (come dimostra il video in basso).
Sullo schermo scorrono scene memorabili o piccoli cameo di Spencer Tracy e Katharine Hepburn,Dustin HoffmanSteve MartinJohn TravoltaQuentin TarantinoDennis HopperCary Grant,Marlon BrandoAl PacinoMarilyn Monroe: è un Pantheon hollywoodiano in cui ogni movimento è scandito con rigore da orologi, lancette, sveglie e campanili.
The Clock è un tributo all’arte del cinema ma è anche un complesso meccanismo a orologeria che riesce al contempo a divertire e a inquietare. In fondo è un gigantesco memento mori: ci racconta l’ossessione umana per il tempo e per ogni tecnologia che riesca a misurarlo e magari a fermarlo.