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Damien Hirst

È incredibile dove si possa arrivare con un 4 in arte, un’immaginazione bacata e una sega elettrica!
(quando ritira il Turner Prize alla Tate Gallery di Londra)

 

         The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living – 1991

 

 

 

 

 

 

For the Love of God, 2007

Nothingness, 2008

“Mi piacciono le medicine perché sono la soluzione ai problemi. Possono rappresentare un nuovo dio. Una volta pregavamo, oggi prendiamo le pillole. L’aspirina o il paracetamolo diventano come l’eucarestia per me. Hanno questa perfezione bianca che si suppone sia il corpo di Cristo. Vai in chiesa, prendi l’eucarestia e muori in ogni caso. Invece prendi la pillola di una casa farmaceutica e puoi vivere.”

Jenny Saville

“…I suoi primi lavori, quindi, sono datati inizio anni ’90. In Plan(1993) vediamo un nudo di donna obeso e percorso da linee curve, quasi una mappatura o delle onde. Le linee, spiega l’artista, sono i segni che ti fanno sul corpo prima di eseguire una liposuzione. Sembrano bersagli, e lei cerca di rappresentarli come se fossero non tanto disegnate, quanto incise nella pelle, come dei tagli che preparano il corpo alla modellazione successiva. La carne è pronta ad essere deformata, il grasso risucchiato e la linea curva a diventare dritta. Il gesto di coprirsi il seno potremmo definirlo “chirurgico” anch’esso: la massa di seno viene spostata e sollevata per permettere a noi, chirurghi dall’esterno, di osservare meglio il corpo, e alla pittrice di auto-esaminarsi. Il volto, infatti, è quello di Jenny stessa. Si ripete spesso la presenza della pittrice nei suoi quadri: si fotografa, si studia e poi si riproduce sulla tela senza pietà, con occhio clinico, essendo contemporaneamente artista e modella, soggetto ed oggetto.”  (Federica Rinaldi 22.10.2012)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                             Plan, 1993

               Matrix, 1999

Mirror, 2012

Opera vincitrice  del prestigioso “Flower Price 2012”
Questa la motivazione data dalla giuria:
” Tiziano, Giorgione, Manet e Picasso. E Jenny Saville in persona. Questo quadro è molto affollato. Di riferimenti, soggetti e idee. È una conferenza di Storia dell’arte, ma anche un dichiarazione di poetica. Jenny balla coi mostri sacri della pittura. Si esibisce nella sua danza che ritrova la bellezza, dopo i tempi in cui del corpo era rimasta solo la carne stremata. La Venere di Urbino di Tiziano sdraiata insieme all’Olympia di Manet. Sullo sfondo il paesaggio della Venere dormiente di Giorgione. In mezzo a loro compare il volto della pittrice stessa, che di nuovo si autoritrae sulla destra. Alle sue spalle una misteriosa tela che fa pensare a Picasso. Un quadro colto, che tuttavia non resta congelato dentro la citazione dotta, ma che vibra di un tratto morbido e deciso. Jenny Saville ha ritrovato la sua strada verso la grande pittura. È dovuta passare dai capolavori del passato ai quali sa guardare senza senso di inferiorità. Non cambia il fulcro della sua ricerca, il corpo, il suo corpo. È la strada ad essere nuova. È una novità per lei. Ma è anche la notizia più interessante di questo stanco 2012″

Adrian Paci

 L’immigrazione, più che un tema, è per me un’esperienza di vita. M’interessa non tanto come argomento di attualità politica e sociale, ma come momento di passaggio di un’individualità da un contesto a un altro – un individuo che in questo passaggio mette in discussione se stesso così come il luogo in cui è diretto. E cerco di parlarne non attraverso concetti o forme astratte, ma nei fatti concreti, nei dettagli, nelle particolarità delle singole situazioni. Intesa in questo senso, l’immigrazione rappresenta, nella mia pratica, una delle possibili declinazioni del tema del passaggio e del transito. Se penso al mio lavoro, al rapporto tra video, fotografia, pittura e performance, ritrovo questa dimensione dello scorrere e della trasformazione: non cerco forme chiuse o definitive, piuttosto sono interessato alle loro relazioni reciproche.

Centro di Permanenza Temporaneo, 2007

The Column, 2013

 

Young British Art

1988 | YOUNG BRITISH ART O BRITART. LO SPIRITO DISSACRATORIO DELLA GIOVENTÙ.

 La young british art nasce con la mostra Freeze, organizzata nell’inverno 1988-89 in un edificio dismesso dei Dockland londinesi da un gruppo di sedici studenti del Goldsmiths College guidato da Damien Hirst. Il successo riscosso da questa operazione di auto-promozione porta nel giro di un decennio alla ribalta un gruppo eterogeneo di giovani artisti, che preferisce programmaticamente autofinanziarsi o ricorrere a sponsor e committenze private, piuttosto che ai finanziamenti pubblici di organismi conservatori. Continua a leggere Young British Art

Marc Quinn

Le orchidee sembrano sculture e sono piene di sensualità. Sono come pornografia che anche tua nonna può guardare

Tropopause, 2007

[hr]

Allison Lapper è focomelica,è senza braccia ed ha i piedi attaccati alle cosce. E’ una pittrice e scultrice. Il suo amico Marc Quinn l’ha ritratta all’ottavo mese di gravidanza da un blocco di marmo di Carrara. L’0pera è stata esposta a Londra in Trafalgar square nel 2005. Il British art journal l’ha definita L'”orribile artefatto”.

Alison Lapper Pregnant, 2005

 

 

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Planet – 2008

10 metri, 7 tonnellate; acciaio e bronzo dipinto
presentata nel 2008 alla mostra “Beyond Limits” nei giardini di Chatsworth House (UK)
nel 2012 donata da un anonimo alla esposizione permanente dei  Gardens by the Bay a Singapore

 

Jack Vettriano

 

Nei miei quadri voglio fermare quel momento in cui tutto sta per accadere

«Nessuno lo ama tranne il pubblico». Così titolava un paio d’anni fa il New York Times a proposito di Jack Vettriano (pseudonimo di Jack Hoggan. Vettriano è un’elaborazione del cognome della madre, di origini italiane), pittore scozzese tra i viventi più venduti al mondo e tuttavia snobbato da critici e curatori.

Continua a leggere Jack Vettriano

Paul McCarthy

L’arte è una questione di libertà. Devi avere il coraggio di esplorare nuovi territori e di essere disposto a prendere rischi. L’arte deve essere sconvolgente e provocatoria per avere un vero impatto

Piggies, 2007

“..Cresciuto a cartoni animati, televisione, film di Walt Disney, senza senso del peccato cattolico né misticismo sciamanico, McCarthy iniziò a shakerare i linguaggi artistici gestuali del tempo — dall’epressionismo astratto alla body art ai b-movies— per trarne un cocktail dal sapore unico dove il sesso diventa parodia, il sangue ketchup, gli escrementi cioccolato e il mondo vero la sua riproduzione in silicone rosa.”

Francesca Bonazzoli (Corriere della Sera 18.5.10)

 

Train,2003-2009