Adrian Paci

 L’immigrazione, più che un tema, è per me un’esperienza di vita. M’interessa non tanto come argomento di attualità politica e sociale, ma come momento di passaggio di un’individualità da un contesto a un altro – un individuo che in questo passaggio mette in discussione se stesso così come il luogo in cui è diretto. E cerco di parlarne non attraverso concetti o forme astratte, ma nei fatti concreti, nei dettagli, nelle particolarità delle singole situazioni. Intesa in questo senso, l’immigrazione rappresenta, nella mia pratica, una delle possibili declinazioni del tema del passaggio e del transito. Se penso al mio lavoro, al rapporto tra video, fotografia, pittura e performance, ritrovo questa dimensione dello scorrere e della trasformazione: non cerco forme chiuse o definitive, piuttosto sono interessato alle loro relazioni reciproche.

Centro di Permanenza Temporaneo, 2007

The Column, 2013

 

Young British Art

1988 | YOUNG BRITISH ART O BRITART. LO SPIRITO DISSACRATORIO DELLA GIOVENTÙ.

 La young british art nasce con la mostra Freeze, organizzata nell’inverno 1988-89 in un edificio dismesso dei Dockland londinesi da un gruppo di sedici studenti del Goldsmiths College guidato da Damien Hirst. Il successo riscosso da questa operazione di auto-promozione porta nel giro di un decennio alla ribalta un gruppo eterogeneo di giovani artisti, che preferisce programmaticamente autofinanziarsi o ricorrere a sponsor e committenze private, piuttosto che ai finanziamenti pubblici di organismi conservatori. Continua a leggere Young British Art

Marc Quinn

Le orchidee sembrano sculture e sono piene di sensualità. Sono come pornografia che anche tua nonna può guardare

Tropopause, 2007

[hr]

Allison Lapper è focomelica,è senza braccia ed ha i piedi attaccati alle cosce. E’ una pittrice e scultrice. Il suo amico Marc Quinn l’ha ritratta all’ottavo mese di gravidanza da un blocco di marmo di Carrara. L’0pera è stata esposta a Londra in Trafalgar square nel 2005. Il British art journal l’ha definita L'”orribile artefatto”.

Alison Lapper Pregnant, 2005

 

 

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Planet – 2008

10 metri, 7 tonnellate; acciaio e bronzo dipinto
presentata nel 2008 alla mostra “Beyond Limits” nei giardini di Chatsworth House (UK)
nel 2012 donata da un anonimo alla esposizione permanente dei  Gardens by the Bay a Singapore

 

Jack Vettriano

 

Nei miei quadri voglio fermare quel momento in cui tutto sta per accadere

«Nessuno lo ama tranne il pubblico». Così titolava un paio d’anni fa il New York Times a proposito di Jack Vettriano (pseudonimo di Jack Hoggan. Vettriano è un’elaborazione del cognome della madre, di origini italiane), pittore scozzese tra i viventi più venduti al mondo e tuttavia snobbato da critici e curatori.

Continua a leggere Jack Vettriano

Paul McCarthy

L’arte è una questione di libertà. Devi avere il coraggio di esplorare nuovi territori e di essere disposto a prendere rischi. L’arte deve essere sconvolgente e provocatoria per avere un vero impatto

Piggies, 2007

“..Cresciuto a cartoni animati, televisione, film di Walt Disney, senza senso del peccato cattolico né misticismo sciamanico, McCarthy iniziò a shakerare i linguaggi artistici gestuali del tempo — dall’epressionismo astratto alla body art ai b-movies— per trarne un cocktail dal sapore unico dove il sesso diventa parodia, il sangue ketchup, gli escrementi cioccolato e il mondo vero la sua riproduzione in silicone rosa.”

Francesca Bonazzoli (Corriere della Sera 18.5.10)

 

Train,2003-2009

Mona Hatoum

Il lavoro deve avere, primariamente, una presenza formale forte, e attraverso l’esperienza fisica attivi una risposta psicologica ed emotiva. In senso davvero generale voglio creare una situazione in cui la realtà stessa sia messa in questione, costringendo ognuno a rivedere le proprie idee e le proprie relazioni con le cose che lo circondano.

 

impenetrable

Mat Collishaw

Non cerco di rappresentare il mondo così com’è, cerco di creare una versione propria del mondo che attiri l’attenzione, che sia attraente e allo stesso tempo inquietante.

 

Bullett Hole, 1988

 Bullett Hole (foro di proiettile) mostra una orribile ferita su di un cuoio capelluto umano. I capelli sono stati fissati per rivelare il punto d’impatto.
Collishow ha rielaborato una foto da un testo di patologia (nonostante il titolo, la ferita originale era stata inflitta con un rompighiaccio) ricavandone 15 lucidi montati su lightbox.
L’opera, esposta per la prima volta nelle celebre mostra “Freeze”, organizzata da un esordiente Damien Hirst, ebbe ampia risonanza ed è considerata una icona degli YBA. Attualmente nella collezione permanente del MONA in Australia

Albion, 2017

Janine Antoni

 

Quando  lavoro passo molto tempo a fantasticare su ciò che gli spettatori faranno e penseranno; Entro in loro, e li immagino  in piedi davanti alla mia scultura. Il mio lavoro è un modo per me di sentiremi collegata e  presente nel mondo. Cerco di creare opere che suscitino empatia. Sono conosciuta per masticare £ 600 di cioccolato, svuotarein vasche di lardo, e pulire il pavimento con i miei capelli. Faccio questi atti estremi perché così sento di  mettere lo spettatore in un rapporto molto empatico  con mia scultura

 

loving care, 1992

onaw

due cubi di 273kg ciascuno, uno fatto di lardo e uno di cioccolata. Entrambi i materiali sono oggetto di nevrosi: il cioccolato come rappresentazione dell’attrazione e il lardo come punto di vista della repulsione